Autostima Psicoterapia a Cologno Monzese
Cronaca Di Un Evento Depressivo | Psicologo Cologno Monzese

Scritto dalla Dott.ssa Patrizia Pinello

Cronaca Di Un Evento Depressivo

Cronaca Di Un Evento Depressivo | Psicologo a Cologno Monzese Dott.ssa Patrizia Pinello

Mi sveglio come al solito. Il corpo e’ ok: nessun dolore, nessun movimento impedito, tutto funziona a dovere. Passo in breve rassegna i sogni, giusto il tempo di qualche considerazione sul loro contenuto; infine mi chiedo come programmare la giornata.

Ecco, inizia in quel momento, sembra ancora piccolino, affrontabile con una energica alzata dal letto. Cosa che faccio proseguendo con la solita routine della mattina: la colazione, la lettura delle mail, le notizie, ... e … eccolo! Ora non posso ignorarlo, o ricacciarlo, o minimizzarlo. Ci provo ma niente, e’ prepotente, comincia a salire, incontrollabile, dallo sterno su alla gola e agli occhi. Li’ pero’ si ferma, anzi direi si blocca. Non va più né avanti né indietro.

Infine arrivano loro: i pensieri neri.

Di tutti i pensieri possibili solo quelli piu’ desolati, tristi, rabbiosi anche ma sempre e comunque disperati. Resistono a tutti i miei tentativi di allontanarli, ma niente posso contro di loro. Sono considerazioni su di me, sulla mia condizione attuale, sui miei ricordi, sul futuro e infine sul Mondo intero, tutti impastati insieme.

E’ una cosa, la Cosa, che avverto come fuliggine, grumosa di polvere, grigia, sporca, ne sento perfino l’odore di fumo tossico, che ostruisce le vie respiratorie. E come il fumo ha un movimento espansivo, che stretto nei condotti del petto risale fino agli occhi. Lì si ferma in quel doloroso blocco di lacrime che non sanno come uscire, ma non prima di aver invaso lo spazio della fronte e delle sopracciglia che così si appesantiscono per la sua densita’.

Infatti la Cosa inizia allo stomaco, sotto lo sterno, in forma aerea. Poi risale ev  man mano diviene sempre piu’ densa, fino a materializzarsi in quel blocco di lacrime che ispessisce le palpebre senza potersi neanche mostrare. E’ allora che tutto si chiude. Mi piego su me stesso, mi incurvo. Ho la visione di un rifugio sotto un tavolo, in una caverna.

L’Universo intero si restringe e si concentra cosi’ da uscire dalla mia gola con una specie di gemito compresso. Dentro di me la traumatica visione di un Mondo Reale al di la’ del Mondo quotidiano apparente. La dolorosa presa di coscienza della Realta’ dietro le ordinarie (e anche stra-ordinarie) distrazioni del mondo. Questo e’ il vero Pianeta, desolato e vuoto e arido di vita, deserto e violento, senza protezione e senza consolazione. Questa e’ la Vera vita: il resto ce lo siamo inventati per distrarci, perfino il dolore e la morte  vanno bene, tutto, ma non questa Cosa!

Il resto della giornata va avanti con frequenti sospiri. Naturalmente, un’altra parte di me, quella  costretta a vivere in superficie, continua a svolgere le sue attivita’ come se nulla fosse… o quasi. Infatti qualcosa di cio’ che succede li’ dentro trapela. Sono irritabile, ansioso, anzi  spaventato, disilluso, cinico, svogliato, irrequieto … e mangio. Ma soprattutto sono sfinito: la caverna, dov’e’ la caverna? E cosa vogliono da me gli altri? Non ho forza di fingere come sempre, di recitare la parte. Ma non si accorgono della Realta’? Li devo proteggere, non devono sapere, per il loro bene.

Pero’, come e’ difficile metterlo in pratica!

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